MOSTRA E CATALOGO

 

“IL PAESAGGIO DELLA VALLE DEL SERCHIO

NELLA PITTURA DI ALFREDO MESCHI

 

La Fondazione Ricci Onlus, istituzione per la valorizzazione della cultura e dell’arte esistente nella Valle del Serchio, attraverso la mostra dedicata ad Alfredo Meschi vuol arricchire di un altro capitolo la ricognizione di esperienze pittoriche influenzate dalla Valle del Serchio.

La mostra, che si terrà nella sede della Fondazione Ricci Onlus a Barga (Lu), ospiterà circa cento opere pittoriche dell’artista ed esporrà parte del materiale di lavoro del pittore.

In particolare la mostra vedrà esposte opere che, ripercorrendo le fasi artistiche del pittore, mettono in luce la sua sensibilità verso la Valle del Serchio.

A quest’ultima si rifanno, in particolar modo, le opere che ritraggono le case in pietra, i castagni, i pioppi lungo il fiume Serchio e altri aspetti semplici e genuini che solo questa terra sa restituire.

Nelle sue opere prevale l’attenzione per la natura, per i luoghi familiari, per la vita contadina e le vecchie tradizioni come ci dimostra, non solo l’attenzione che egli rivolge al paesaggio ritratto in tutte le sue sfumature, ma anche negli interni dove ritroviamo l’autenticità di un ambiente umano conservatosi ancora intatto.

È per questo, che oggi, la Fondazione Ricci Onlus, sensibile verso tutto ciò che esalta la bellezza e la cultura della terra in cui opera da quasi vent’anni, sente la necessità di realizzare una mostra dedicata ad un artista che ebbe a cuore quest’ambiente puro e sincero, fonte ispiratrice di molte opere importanti; un omaggio verso chi, con la sua arte, ha fatto conoscere aspetti variegati di un paesaggio semplice e naturale.

La mostra sarà corredata da relativo catalogo.

Questa iniziativa, prevista per i mesi di luglio, agosto e settembre 2008, richiamerà a sé appassionati dell’arte, critici e un pubblico che, come per le altre manifestazioni promosse dalla Fondazione Ricci Onlus, è sempre intervenuto numeroso.

 

Alfredo Meschi, nacque a Lucca nel 1905 e vi morì nel 1981.

Fin da giovanissimo si dedicò alla pittura di paesaggio, alla quale era arrivato anche grazie all’educazione ricevuta da Gennaro Villani, pittore napoletano.

La sua prima scoperta fu la campagna lucchese alla quale si dedicò sin dagli anni Venti e dalla quale si allontanò raramente. Nel corso della sua vita, infatti, fece pochi e brevi viaggi in giro per l’Italia dei quali rimangono rare e preziose vedute di città come Venezia, Roma e Napoli o dei paesaggi maremmani e liguri.

Seguendo il ritmo dei giorni e delle stagioni, studiando le atmosfere mutevoli del paesaggio lucchese, Meschi, si inserisce all’interno della linea espressiva, di origine ottocentesca, fondata sulla pratica dell’en plein air. Tuttavia in lui emergono implicazioni  e suggestioni più sottili.

Secondo Carlo Ludovico Raggianti, Meschi nelle sue opere cercava di equilibrare fantasia e realtà e non di rendere un’analisi di natura esclusivamente ottico-percettiva. Ciò lo avvicina più alla componente romantica, che a quella tardo ottocentesca, esplicandosi in una pittura di paesaggio intesa come espressione lirica del colloquio con la natura.

La pittura atmosferica, tipica dell’artista, dove tutto è reso sfumato e indistinto, riceve un nuovo impulso con l’uso del pastello, tecnica predominante degli anni Trenta, ma che è già presente nelle opere degli anni Venti

Importante sottolineare che, fin dalle sue prime opere, sia olii che pastelli, troviamo il senso dello spazio, del vuoto, dei volumi oltre a passaggi cromatici estremamente ponderati.

Tutto ciò lo porterà anche ad essere definito “pittore d’acqua” come in Lago Santo (olio, 1925) e in altre opere della fine degli anni Venti che hanno soggetti lacustri o ritraggono il fiume Serchio.

Raramente i paesaggi non sono eseguiti dal vero; tra questi una versione del 1927 di Primo sole in Apuane (il primo era del 1925) mentre Monte Forato, del 1930, è un esempio di pastello di dimensioni maggiori, probabilmente rielaborato in studio.

Negli anni Trenta, il suo studio, era frequentato da giovani studiosi come C. L. Raggianti con il quale teneva anche conversazioni sulla rivista diretta da Mino Maccari, “Il Selvaggio”, che apprezzava per la pittura onesta, semplice e quotidiana che la animava.

Meschi, artista e uomo riservato, frequentava raramente i luoghi d’incontro tipici degli intellettuali dell’epoca, tuttavia dai tardi anni Venti, prese parte assidua a esposizioni collettive che lo misero in luce ed il pubblico iniziò a comprare i suoi quadri instaurando rapporti di committenza durati per anni.

Anche dalla critica iniziarono ad arrivare i primi riconoscimenti ufficiali: nel 1929 Ragghianti, in un articolo, ne sottolinea le doti paesaggistiche; nel 1929 viene premiato alla mostra Nazionale Mentana di Milano; nel 1930 tenne a Lucca la sua prima mostra personale; nel 1932, in occasione del premio Caselli, vinse il primo premio con La via della selva.

È in questi anni che il pastello, già usato nel 1925, sostituisce la tecnica ad olio. La qualità tattile del pastello è particolarmente apprezzata nei paesaggi innevati, come Pania Secca (1932), dove l’atmosfera silenziosa e ovattata è resa attraverso velature leggere e luminose.

Verso la metà degli anni Trenta, abbiamo la piena maturità dell’artista: in questo periodo emerge ancor di più il sentimento e la poesia insita nella natura.

Negli anni Quaranta il suo stile muta, sostituendo i vivaci e decisi accostamenti cromatici, con un colorismo vivo ma attenuato: pochi sono i segni netti che emergono dall’impasto morbido e soffice del fondo, trasparenze e sfumature sono fuse in una visione d’insieme.

Attraverso l’uso del pastello e il tratto, perfezionati nel corso degli anni, crea opere di alta e raffinata sensibilità, armoniose nella raffigurazione, con effetti di trasparenza e passaggi tonali.